di Carlo Goldoni
con Miriam Mesturino e Franco Oppini,
e con Luca Negroni, Davide Diamanti, Silvia Di Cesare, Marta Morgavi, Lorenzo Vio, Alessio Zirulia
musiche di Stefano Fresi
scene Carlo Sala
costumi Luisa Ludovico
regia di Ferdinando Ceriani
Quando la scorta dei capolavori goldoniani è troppo inflazionata, si va alla riscoperta dei suoi testi meno conosciuti ma non per questo meno ricchi e divertenti. Potrebbe essere il caso della Cameriera brillante, testo che fu tenuto a battesimo nel 1753 sul palcoscenico del teatro di San Luca, quando lo scrittore lasciò i comici di Medebac per assumere la direzione di quello che oggi è il Teatro Goldoni.
Goldoni aveva già scritto capolavori quali La bottega del caffè, La locandiera, il Teatro comico e si apprestava a dare alla luce La trilogia della villeggiatura, Gli innamorati e tanti altri capolavori.
La cameriera brillante si colloca a metà strada di una produzione straordinaria e questa sua posizione privilegiata ne fa un sorprendete crocevia di temi e di personaggi che sembrano riassumere o evocare, in un certo qual modo, gran parte della sua drammaturgia (la serva Argentina non è forse una sorella di Mirandolina? E il gioco del teatro nel teatro non rimanda al Teatro Comico?) tanto da farci domandare come mai questa commedia abbia incontrato minor fortuna di altre.
Non si tratta di un Goldoni “minore” dunque ma di un Goldoni tout court in cui si compie, una volta ancora, il suo miracolo creativo, cioè quella capacità di osservare il mondo, l’uomo, e di guardarlo con curiosità, amore e ironia attraverso la lente allegorica del teatro.
Tutta la vicenda, pilotata dalla cameriera Argentina (Miriam Mesturino), vera e propria regista in scena, ruota intorno al grande tavolo della sala da pranzo di Pantalone de’ Bisognosi (Franco Oppini), in una scena che si compone e si scompone a vista ideata da Carlo Sala, che rievoca con i suoi colori le bricole veneziane; un tavolo che apparentemente invita alla convivialità ma in realtà diventa terreno di scontri e di screzi tra i personaggi, fino a trasformarsi in un palcoscenico su cui mettere in scena una commedia d’occasione capace di svelare a tutti i protagonisti di questa storia i propri difetti e a risolvere felicemente tre dolci problemi amorosi.
La cameriera brillante è un pirotecnico pezzo di bravura che vede in scena una compagnia di 8 attori.
L’azione, come scriveva Goldoni nella sua prefazione, “è teatrale, di quel genere che si accosta alle commedie dell’arte, però regolata in modo che salva il verosimile”; si tratta di una di quelle opere scritte per avere il pubblico a contatto diretto con gli interpreti, in cui la musica, composta dalla fantasia imprevedibile di Stefano Fresi, sembra evocata dal nome stesso della sua protagonista “Argentina”.
In una messinscena rigorosa e fedele al testo, impreziosita dai costumi di Luisa Ludovico, la nostra Cameriera brillante si riallaccia a quell’idea strehleriana di teatro nazional popolare, un teatro delle verità, un teatro della vita che si fa in ogni istante, che non rinneghi la sua nazionalità e la sua radice popolare.


